CASERTA – Passione. Feroce, dura, avida, viscerale. Quanto è andato in scena ieri (e questa sera alle ore 18.00) al Teatro Civico 14 (a Caserta presso lo Spazio X) è un racconto di passione. Intimo e profondo, Chiromantica Ode Telefonica agli Abbandonati Amori di e con Sergio Del Prete e Roberto Solofria (una coproduzione Mutamenti/Teatro Civico 14 e Murìcena Teatro) è uno spettacolo anomalo. Ma non criprico. Direi unico.

Rapsodia di testi tratti da quattro dei maggiori autori del teatro contemporaneo napoletano – Enzo Moscato, Giuseppe Patroni Griffi, Annibale Ruccello e Francesco Silvestri – lo spettacolo è un tuffo nei pensieri, nelle speranze, nella passione della Napoli più buia, attaccata ad un filo continuo di passione che non trova soluzione di continuità se non nel suo sentire viscerale, nel bisogno di essere carne.

L’amore è elevato da sentimento a sentito, a passione mobile ed immobile allo stesso tempo, a gesto e statica incontrollabile. Ma questo tutto intimo, che sfida le regole del pudore, non è mai volgare, piuttosto poetico, umano e divino.

Uno dei più profondi conoscitori dell’animo umano abbia mai incontrato, Paolo di Tarso, scrive nel 55 d.C., nella sua Lettera ai Corinzi, che l’amore più profondo è splagchnizomai (σπλαγχνίζομαι): viscerale, carnale, come il bambino che calcia nel grembo della partoriente. Chiromantica Ode Telefonica agli Abbandonati Amori è un parto, un percorso di salita e discesa, di nascita e morte, di pertugi e fosse. Un percorso che inverte le regole del teatro, costruendo la scena intorno ad una scatola di ferro dotata di tutto: audio, luci, scene. Si inverte tutto il teatro non è più la scena, è intorno alla scena.

Sergio Del Prete e Roberto Solofria sono interpreti eccezionali, interpreti e mimi di un gioco analogico di musiche, luci, travestimenti e suoni fatto in casa, attori e tecnici allo stesso tempo in una scena tanto confinata quanto infinita, capaci di partire da pochi gesti e pochi oggetti per colpire al cuore, far piangere, ridere e sorridere. Gli attori sono in gabbia tanto quanto intorno alla gabbia, sguazzano in una gabbia che trasborda, esplode di fronte alle passioni dei protagonisti.

Le musiche di Paky Di Maio accompagnano, cullano e sottolineano un testo non facile con una inedita passione analogica, registrate su cassetta e messe in esecuzione dagli stessi attori. La scena realizzata da Francesco Petriccione ed i costumi di Alina Lombardi segnano lo sperimentalismo dello spettacolo, elevando pochi elementi ad una incredibile dignità di significato.

Chiromantica Ode Telefonica agli Abbandonati Amori è uno spettacolo difficile, traccia di una navigazione perigliosa che fa riflettere sul proprio modo di vivere e sentire l’amore. È un percorso educativo verso la passione perduta, una chiave di lettura alla quale concedersi l’intimo beneplacito del dubbio sul proprio modo di amare, sulla personale prigionia vittima della passione perduta. Uno spettacolo liberatorio: l’amore non fa morti, fa solo prigionieri.

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