NAPOLI – Alfonso Santagata debutta in prima nazionale al Napoli Teatro Festival Italia diretto da Ruggero Cappuccio e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival presieduta da Luigi Grispello, con I Malvagi trattoda Memorie dalla casa dei morti di Fëdor Dostoevskij. In scena mercoledì 7 giugno (ore 21, replica l’8, alla stessa ora) nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale, lo spettacolo trae ispirazione dal  romanzo semi-biografico dello scrittore russo (pubblicato tra il 1860 e il 1862)  nel quale ritrae la vita dei condannati in un campo di prigionia siberiano.

In scena, con Alfonso Santagata nel ruolo di Dostoevskij, anche Sandra Ceccarelli, Massimiliano Poli, Tommaso Taddei, Carla Colavolpe, Giancarlo Viaro.

L’obiettivo si muove puntando la lente sul mondo dei sopravvissuti, esiliati e condannati alle sofferenze di una spietata galera, e la verosimiglianza di quanto descritto trova conferma nella dolorosa esperienza personale di Dostoevskij che ne dovette conoscere appieno crudeltà e miseria scontando in un similare campo una pena di quattro anni.

Nel 1849 Dostoevskij, che faceva parte di un circolo di giovani intellettuali di tendenze socialiste fu arrestato dalla polizia zarista. La giovanile infatuazione dello scrittore russo per il socialismo francese gli era costata la condanna capitale, commutata poi in lavori forzati: viene quindi costretto in un piccolo villaggio siberiano, un luogo abitato da “delinquenti del tutto privati di ogni diritto civile, brandelli recisi dalla società”. Un universo che l’autore racconta in Memorie dalla casa dei morti e che rappresenta uno dei livelli narrativi dello spettacolo ideato e diretto da Alfonso Santagata. In questo luogo, dove gli uomini sono costretti a sopravvivere con la loro umanità fatta a brandelli, il grande romanziere trae lo spunto per dare vita alle sue idee migliori, che ritroveremo incarnate nei protagonisti dei suoi romanzi.

In quest’opera, che è la cronaca di quel periodo di deportazione, dei luoghi conosciuti e dei personaggi incontrati,  Dostoevskij si scaglia contro tutta la società del suo tempo: “Unitamente ai rivoluzionari invasati e folli, ammalati di nichilismo, che sfidano o negano Dio – sottolinea il regista – si incontreranno pazzi, instabili, organizzazioni segrete, cospiratori, traditori, rivoluzionari, fanatici… Dostoevskij vede nel nichilista però, non solo un folle, ma anche uno sventurato e sofferente. Come accade per Raskol’nikov, con la sua malattia e la sua follia, nello straordinario confronto con il giudice istruttore. Volti non di morti, ma di dannati, vivi esiliati all’inferno. E in questo luogo di sofferenza Dostoevskij trova ossigeno per la sua opera. I Malvagi è un lavoro sulle ombre dei personaggi di Dostoevskij, che proietta queste ombre anche sul mondo che ci circonda”.

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