NAPOLI – Al Cinema Ambasciatori Hart di Napoli è stata presentata la trilogia dei corti cinematografici contro la violenza, in anteprima nazionale. Prodotti da Gianfranco Unione e da Scacco Matto, i film hanno già ottenuto importanti riconoscimenti di pubblico e critica, come ha ricordato lo stesso imprenditore campano, per l’occasione impegnato con la produzione, Gianfranco Unione: “Mi hanno convinto i temi sociali proposti dal regista, Alessandro Derviso, oltre che il suo indubbio spessore artistico. Il premio Napoli in Corto, vinto da Anima Ribelle, è il riconoscimento al lavoro di tutti, e vedremo che reazione avrà adesso il pubblico di Londra, che lo vedrà a breve nel Rolling Film Festival. La violenza, purtroppo, non ha confini”. Nel primo corto presentato, “Gli spettatori”, sono stati impiegati gli studenti dell’istituto paritario San Giorgio di Quarto, accompagnati dalla dirigente scolastica Carolina Amato: il tema, scottante, è quello del bullismo, vera piaga giovanile. Tra gli interpreti, Daniela Cenciotti e Francesco Attorre, che ha anche aperto la presentazione all’Ambasciatori Hart con un vibrante monologo motivazionale. E’ stata poi la volta de “L’ultimo passo del perdono”, incentrato sul femminicidio con protagonista Lando Buzzanca, e infine “Anima RIbelle” con Patrizia Spinosi e Danilo Rovani, presente anche negli altri due corti. Alessandro Derviso si conferma delicato e vigoroso regista di temi difficilissimi e su cui ancora tanto c’è da dire, come rivela salutando il pubblico e gli addetti ai lavori: “In tutti i miei progetti il tema sociale non manca mai, ho solo cercato di porgerlo con una buona dose di verità e di onestà”. Molto belle le musiche, curate da Fabrizio Castania e Marco Ponti, e si fa apprezzare la vocalità di Virgilio Brancaccio, anche attore ne “L’ultimo passo del perdono”. Una trilogia che avrà lunga vita presso le scuole, soprattutto “Gli spettatori”, e che ha già riscosso l’applauso dell’Associazione Telefono Rosa, nel caso del corto sul femminicidio. Il cinema sociale è più vivo che mai.

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