NAPOLI – Romeo e Giulietta – ovvero la perdita dei padri – prove di drammaturgia dello sport con gli adolescenti, in programmazione al Piccolo Bellini è uno spettacolo che, a dispetto del titolo molto lungo ed esplicativo, punta ad un essenzialità niente affatto banale.

Fondato sulla riscrittura di uno dei testi sacri di Shakespeare, attraverso la lente distorcente dello sport che diventa al contempo metafora e pretesto per la rivalità tra le due famiglie, svela, utilizzando metafore calcistiche, il succo, anzi la polpa saporosa dell’originale shakespeariano. L’incomunicabilità che sussiste tra due generazioni culturalmente e socialmente differenti, seppur l’una figlia dell’altra, andrà a prevaricare ed annichilire tutta l’ingenuità, la spinta comunicativa verso l’altro che si nascondono, come propellente in camera di combustione, dietro ad un calcio ad un pallone.

Così tutto finisce, trasportato via dal fischio finale d’una partita in cui i ragazzi non hanno altra scelta che giocare senza divertimento, senza trasporto o passione, perché quando si gioca con le regole altrui, quelle degli adulti, il piacere diventa dovere. Il gioco lavoro e la vita assume i contorni rigidi, geometrici, incomprensibili d’un rettangolo calcistico. Unici veri giocatori nell’accezione di manipolatori, i pater familias. Loro le regole, loro il campo, loro il pallone.

Ne risulta una partita senza alcun vincitore poiché l’arbitro/principe punisce tutti indiscriminatamente. Per l’egoistica morale parentale è cartellino rosso.

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